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Vernazza si ribella: "Non siamo un paese di assassini"

Pubblicato da Laura Alari Lun, 11/04/2011 - 15:39

 

VERNAZZA (La Spezia) –   Domenica V del tempo di Quaresima. Particolarmente significativa per i cattolici, perchè la liturgia ruota intorno al brano del Vangelo in cui San Giovanni racconta la resurrezione di Lazzaro. Il miracolo dei miracoli, con il quale Gesù vuol convincere gli uomini ad uscire dalle tenebre, dai pregiudizi, dai loro egoismi.

Un’altra storia di segni, in calendario proprio la festività dopo la foto misteriosa che ha riacceso i riflettori sull’omicidio di don Emilio Gandolfo. Sta succedendo tutto per caso? Forse se lo è chiesto anche Giovanni Ragozinski, il sacerdote polacco che dodici anni fa prese il suo posto. “Gesù ci ama e non è indifferente alla morte degli uomini, anzi, soffre anche lui per le nostre sofferenze” tuona dall’altare, con voce potente e insieme rassicurante. E tra i fedeli che affollano la chiesa di Santa Margherita di Antiochia, qualcuno ha un brivido ripensando alle sofferenze devastanti patite dal prete torturato e poi ucciso di botte. Lui, don Giovanni, di questa storia non parla. Né prima della funzione né durante l’omelia: “I miei superiori non vogliono e comunque non saprei cosa dire, è una storia che non c’entra niente con la mia missione in questa parrocchia né con la liturgia”. E alla fine della Messa scivola via in compagnia del sindaco, ingoiato dalla folla di turisti in ciabatte e canottiera che festeggiano l’estate esplosa all’improvviso.

Non solo parroco e sindaco. Scivolano via tutti, in questo paese dove la gente è sempre in prima fila con i sussurri ma poi, se si tratta di uscire allo scoperto, sparisce in un batter d’occhio. Tutti meno uno: Franco Villa, comandante della Polizia Municipale, che dalla notte del 2 dicembre 1999 non ha mai smesso di difendere l’onore della sua gente. E non accetta che gli amici di don Gandolfo continuino a lanciare sospetti su Vernazza: “Non siamo omertosi e non è qui che devono cercare gli assassini. Lo sanno bene i funzionari che hanno svolto le indagini dopo l’omicidio mettendo a soqquadro il paese, scandagliandolo metro per metro e sempre con la totale collaborazione da parte nostra. Ci sono stati interrogatori, fermi, intercettazioni, tutto senza risultati. Eppure c’è ancora qualcuno che punta il dito contro Vernazza e questa è una cosa che mi dà molto fastidio, non la accetto”.

Lui c’era. La notte dell’omicidio, il 2 dicembre: “Era il mio compleanno, quindi la ricordo bene. In giro non c’era nessuno, solo i ragazzi che montavano le luminarie di Natale. Non hanno notato niente di strano, anzi, andando a prendere la scala nell’ex oratorio parlavano forte e uno di loro, vedendo accesa la luce delle scale della canonica disse agli altri: fate piano che sennò il prete si arrabbia”. La sera dopo, quando fu scoperto il cadavere: “Sono stato il primo ufficiale pubblico a vederlo, le donne che erano salite in casa di don Emilio mi hanno chiamato mentre ero al circolo sportivo”. E da allora non ha mai cambiato idea: “L’errore delle indagini, se di errore si può parlare, è stato quello di seguire la pista della rapina cercando l’autore in paese. Pista che era già tramontata qualche settimana dopo, ma intanto si è radicata l’idea che il colpevole doveva essere per forza uno di Vernazza. E invece secondo me bisogna cercarlo altrove”.

 

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