Il signor Rossi e le proteste migranti (a seconda dei voti)
CALAMBRONE (Pisa) Dalla palude di Coltano, feudo incontrastato del Pd, al mare di Calambrone, dove spopola il centrodestra. Sembrano due pianeti diversi invece è sempre lo stesso Comune, quello di Pisa. Con una differenza: che stavolta per Marco Filippeschi son cavoli, pardon, migranti amari.Stavolta il sindaco arriva non all’alba ma nel primo pomeriggio, quando il sole batte a picco sulla litoranea con temperature agostane. Niente fascia tricolore nè spartitraffico perchè non è aria di comizi, anzi, la voce pare un sibilo anche attraverso il megafono. Dello spumante nemmeno l’ombra, del resto non c’è nulla da festeggiare. E al posto degli applausi, un muro di scetticismo. Questione anche politica, certo. Ma del resto era stato lui, e con lui tutto il governo regionale, a metterla sul politico quando Maroni aveva scelto Coltano. Altro giro, altro presidio. Il secondo nel giro di una settimana. In strada il popolo del quartiere litoraneo di Marina di Pisa, Tirrenia e soprattutto Calambrone dove nell’ex ospedale ortopedico saranno ospitati i 100 clandestini in arrivo da Lampedusa. Residenti inferociti, commercianti e balneari stremati da anni di crisi economica e adesso dalla prospettiva di veder andare in fumo anche la prossima stagione turistica, ormai alle porte. Appesa alla nuova recinzione della struttura, una distesa di lenzuola che trasudano rabbia: «Vergogna, grazie Regione», «Vogliamo lavorare almeno d’estate», «No clandestini invasori». Ma anche preoccupazione: «Asilo e scuola a 150 metri, un po’ più vicino no?». In tutto un centinaio di persone che bloccano il viale a mare, lasciandolo libero solo ai mezzi pubblici e privati che riportano a casa i bambini.Fra i tanti del presidio anche qualche malato di protagonismo, che in queste occasioni non manca mai e che ha dato origine a momenti di tensione sia con gli automobilisti che tentavano di forzare il blocco sia con i giornalisti, rei di svolgere il proprio lavoro, alcuni dei quali sono stati prima minacciati e poi aggrediti.Ma la maggioranza della gente scesa in strada pone domande legittime. Come nel caso di Monica Baccelli, titolare di una boutique: «Perchè proprio qui, e proprio alla vigilia della stagione balneare, sapendo che il lavoro per noi si riduce a quei tre mesi l’anno?». Esprime stati d’animo condivisibili. «Veniamo già da un calo d’affari intorno al 30%, la scelta di portare qui i clandestini ci darà il colpo di grazia» lamenta Marzio Gabrielli, titolare di uno dei più noti stabilimenti balneari della zona. E lo fa in modo civile raccogliendo anche l’invito lanciato dal segretario della Confcommercio, Federico Peragnoli: «Per favore lasciamo parlare il sindaco, quando arriverà, perchè è giusto sentire le sue ragioni. Poi gli diremo le nostre».Ed eccolo, Filippeschi, trafelato sotto il solleone mentre cerca di rabbonire la folla offrendo garanzie a piene mani: «Questo ospedale è l’unica struttura già pronta fra Livorno e Pisa, quindi non si può sostituire. Ma vi garantisco che ci saranno controlli rigorosissimi sul commercio abusivo, un monitoraggio continuo della sicurezza e il Prefetto dice che forse si potrebbe ridurre il numero dei clandestini, magari anche il tempo di soggiorno...». «Sì, come i 40 rom che dovevano rimanere solo 6 mesi e che invece dopo 6 anni son diventati 150» gli grida qualcuno dall’altra parte della strada. Nessuno si fida più e quando il sindaco se ne torna a Pisa, sconfitto, i manifestanti decidono di alzare il tiro della protesta. A metà pomeriggio riescono a «sfondare» l’ingresso e occupano l’ex ospedale. Poi, mentre fuori comincia l’assemblea cittadina convocata in notturna, allestiscono una maxigrigliata per cena e si preparano a passare la notte nei letti e nelle lenzuola nuovi di zecca. Con un solo grido di battaglia: «Se possono starci i tunisini possiamo starci anche noi».E siamo appena all’inizio.
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