Più uno in classifica, meno uno alla soluzione finale: il conto alla rovescia è cominciato. Quello dei tifosi che sognano il terzo scudetto consecutivo, e quello di chi non vede l’ora di togliersi dai piedi Mancini.
di Laura Alari
MILANO – Senza partita e senza società. Neppure il più pessimista dei tifosi avrebbe potuto immaginare una vigilia così impietosa, senza certezze a cui aggrapparsi tranne una: se l’Inter riuscirà a vincerlo, questo scudetto sarà il più sudato e sofferto della storia anche per loro, i tifosi, non solo per Mancini e la sua squadra.
Di Laura Alari
MILANO – Dunque, è ufficiale: divieto di trasferta a Parma per i tifosi dell’Inter. Che comunque ci andranno lo stesso, con o senza biglietto. E che adesso rappresentano, almeno sulla carta, un rischio per l’ordine pubblico forse superiore a quello previsto se la partita si fosse giocata in condizioni normali.
di Laura Alari
MILANO – E così, alla fine ci rimetteranno quelli che si sono comportati bene: cioè gli interisti.
Il silenzio stampa nel calcio è un'abitudine solo italiana. O meglio, dal Mundial '82 è diventato una vera e propria istituzione e c'è chi lo considera addirittura un portafortuna.
di Laura Alari
MILANO – Messo sotto accusa dalla critica, sfiduciato da Moratti, da Mancini e dai suoi compagni, Materazzi adesso rischia anche di perdere la Nazionale. Non certo per un rigore sbagliato, errore che può capitare a chiunque. Ma per le sue condizioni generali, sulle quali peraltro Donadoni nutriva già molti dubbi.
Non so cosa voleva dimostrare oggi Materazzi, ma so cosa ha dimostrato in questa stagione: di non essere più quello di un anno fa e di comportarsi come se fosse il numero uno al mondo.
Divido con Beba una grande passione musicale, la conosco attraverso il sito che frequentiamo in nome di questa passione. Beba ha un marito e dei figli che ama profondamente come la sua città, Verona. E oggi, giorno dell'addio a Nicola Tommasoli, sentiva il bisogno di comunicare qualcosa di diverso. Le sue parole mi hanno colpito per la semplicità con cui esprimono la tremenda realtà dei nostri giorni, dei nostri anni.
Nemmeno il Papa è riuscito a calmarlo. "Però ti giuro che sono più buono" dice Mancini ridendo, mentre l'aereo scalda i motori per tornare a Milano. Sereno, soddisfatto, un'altra persona rispetto all'indiavolato che si è fatto cacciare dall'arbitro tre ore fa. Del resto queste erano, sono, le sue partite. Da giocatore o da allenatore cambia poco, all'istinto non si comanda.